Faccio scorrere la penna sul foglio.
È un gesto semplice, ma so che quel momento rimarrà come uno dei più importanti della mia vita: sto firmando il contratto di acquisto della mia prima, vera casa.
Davanti a me ci sono alcune pagine, un insieme di parole tecniche che trasformano un mio fortissimo desiderio in qualcosa di concreto. Per qualche istante riesco a fermare il tempo e a rivedere, come in un film, tutti gli anni che hanno portato, anche a sorpresa, fino a quel momento: le scelte fatte, le rinunce, gli anni di duro lavoro e sacrifici, ogni passo fatto lungo questo percorso, per nulla lineare, com’è naturale e giusto che sia.
Non sto semplicemente acquistando una casa. Sto scegliendo un luogo.
È una sensazione diversa rispetto al passato: ho capito che forse la libertà non è soltanto la possibilità di andare via, ovunque.
A volte è anche avere la possibilità di scegliere dove restare.
Nella vita infatti ci sono momenti in cui non ci limitiamo a passare attraverso spazi, ma decidiamo che uno spazio entri nel nostro vissuto, nella nostra storia più intima e personale.
La casa si trova a Trieste. Una città che mi ha sempre dato l’impressione di essere un luogo di passaggio: per sua naturale conformazione e passato, stretta tra il desiderio di restare e quello di guardare oltre, abituata agli arrivi e alle partenze. Forse non è un caso che il luogo in cui ho scelto di mettere radici sia proprio una città che porta insita l’idea del viaggio.
A Trieste, la casa si trova a Roiano. Un rione che ho scoperto quasi per caso, con una forza magnetica inspiegabile che mi ha attratto. Roiano è un pezzo di città con una sua forte identità, con le sue abitudini e tradizioni che resistono alle intemperie degli elementi tossici della modernità e che permettono di farti sentire il benvenuto. Me ne sto rendendo conto sempre più, osservando ed entrando in punta di piedi nei ritmi del quartiere, rispettoso dei tempi altrui.
Forse è anche questo che cercavo. Un luogo che non fosse semplicemente tranquillo e sicuro da vivere, ma capace di diventare familiare.
La casa stessa, poi, ha qualcosa di particolare. Non è la classica abitazione, ma un loft moderno al pian terreno, con ambienti che comunicano tra di loro e allo stesso tempo a sé stante rispetto al resto del palazzo, come se fosse una casa a parte, e come se lo volesse continuare ad essere. Prima di diventare il mio luogo, era stata la casa di un’artista.
Questa cosa, ascoltando la spiegazione dell’agente immobiliare, mi aveva colpito.
Pensare che quelle stanze avessero già avuto una vita particolare prima del mio arrivo mi faceva percepire quel luogo in modo diverso. Quelle pareti e quei pavimenti non erano vuoti: avevano già accolto idee, pensieri, momenti creativi. Qualcuno, prima di me, aveva guardato quegli stessi spazi con occhi diversi e aveva lasciato una propria traccia.
Forse è anche questo il fascino dei luoghi: non appartengono mai completamente a chi li abita. Ogni persona aggiunge qualcosa, ma riceve anche qualcosa da ciò che trova.
Entrando per la prima volta in quel loft, che poi è stata anche la primissima casa che avevo visitato a Trieste per l’acquisto, ho avuto la sensazione di un luogo mio, simile alla mia personalità. Ed è stata una sensazione fantastica.
Per molto tempo ho pensato al viaggio soprattutto come ad un movimento verso l’esterno e possibilmente verso l’ignoto. E continuo sicuramente a pensarla così. Ma questa volta, invece, il viaggio mi ha portato verso un luogo preciso.
La scelta di una casa potrebbe sembrare il contrario di un viaggio: fermarsi, mettere radici, scegliere un punto preciso sulla mappa. Eppure, mentre firmavo quel contratto, ho sentito una sensazione nuova e diversa.
Una casa non elimina il desiderio di partire ed esplorare. Può diventare il luogo da cui partire meglio.
So che oggi ho un appoggio stabile da cui guardare oltre, verso il futuro.
Una casa non deve mai essere una gabbia che trattiene, ma un baricentro che ti permette di viaggiare ancora più lontano e con maggiori sicurezze, sapendo esattamente dove puoi tornare a poggiarti e sentirti al sicuro.
Mentre ripongo la penna, capisco che il viaggio non si interrompe affatto.
E allora mi chiedo, e ti chiedo: qual è quel luogo, reale o simbolico, che ti permette di sentirti libero senza dover necessariamente andare lontano?
Ti consiglio non solo di pensare alla risposta, ma anche di scriverla (e, se ti va di condividerla con me, ricorda: non troverai giudizio, ma ascolto). Scrivere è infatti un profondo atto di verità, che ci mette davanti a noi stessi, autenticamente; ma anche di questo avremo modo di parlarne, ampiamente.
Ci vediamo il prossimo giovedì.
Buon Viaggio.