Ci eravamo lasciati ad agosto 2022, con quel grande artista. Sempre su quel palco, sempre nella piccola Majano in Friuli, sempre a ridosso del Ferragosto.
Caparezza ci aveva salutato, promettendo di tornare presto. L’acufene, quel disturbo di cui purtroppo soffre, difatti lo costringe a prendersi periodicamente delle lunghe pause dal palcoscenico, dai concerti, dalla musica in generale. Pensandoci è come se il nostro Capa se ne andasse per qualche tempo in letargo, pronto a tornare per scaldarci i cuori come solo lui sa fare.
Il 16 agosto 2026 è tornato, sempre a Majano, sempre su quel palco. Mi stupisce pensare quanti concerti abbia ospitato nel corso degli anni questo paese friulano; ormai è una tradizione recarci lì a metà agosto, anche per celebrare un po’ l’estate che inizia lentamente a declinare.
Ma tra tutti i concerti è sempre quello di Caparezza che resta di più nel mio cuore, che continua a risuonare in me durante tutto l’anno, ogniqualvolta che ascolto qualche sua canzone, anche se alcune ovviamente rimangono di più e altre meno, come è naturale che sia.
Tra le mie preferite c’è sicuramente China Town, una profonda dichiarazione d’amore per l’inchiostro e la scrittura. Essendo scrittore e anche amante della penna su carta, mi ci ritrovo; non solo ma anche come vero e proprio rifugio interiore, per trovare serenità e creatività.
Arrivo in Hotel, la stanza si accende, è quasi mattino, c’è sempre una penna sul comodino.
Oppure Una Chiave, un vero e proprio inno alla possibilità di accettarsi, di comprendersi senza paura del giudizio altrui, ma focalizzandosi e centrandosi sul sé stessi.
No non è vero, che non sei capace, che non c’è una chiave!
E poi che dire del relativamente recente El Sendero, con la straordinaria partecipazione vocale della cantante messicana Mishel Domenssain, che letteralmente ci trasporta nell’atmosfera della Foresta Amazzonica? I temi trattati e il messaggio che Caparezza vuole lanciarci sono incredibili, e personalmente mi hanno aiutato in momenti difficili, come un balsamo curativo di qualche antica tribù sudamericana.
Camina, guerrero, camina, Por el sendero del dolor Y la alegria Camina, guerrero, camina Pol el sendero del dolor Y la alegria Camina
Vi consiglio quindi l’ascolto di queste tre canzoni, anche se la lista di brani che meritano è lunga, lunghissima.
Al di là dello spettacolo del concerto e delle sue coreografie e rappresentazioni artistiche, al di là dell’aria di festa e di tutto che saltavano come matti quando è arrivata Vieni a Ballare in Puglia, al di là della sua inconfondibile capacità di giocare con il linguaggio, quest’anno Caparezza ha voluto lanciare un messaggio che mi è rimasto particolarmente impresso: chi sente dentro di sé il bisogno di creare, ha il compito di perlificare.
Una parola che non esiste, o che forse dovrebbe esistere. Perlificare significa prendere ciò che ci ferisce, ciò che ci tormenta, la sofferenza e la negatività che ci circondano, e trasformarle in qualcos’altro. In qualcosa di prezioso. Proprio come fa un’ostrica quando si trova dentro un parassita, un corpo estraneo che la infastidisce e che non può semplicemente espellere: lo avvolge, lo ricopre, strato dopo strato, fino a trasformarlo in una perla.
Bellissima metafora per parlare dell’arte e, forse, della necessità stessa di creare. Perché il mondo nel quale viviamo non ci offre certo una materia prima facile da lavorare. Ci sono le guerre, che continuano a devastare interi popoli; c’è un clima che cambia velocemente sotto i nostri occhi, in modo imprevedibile e sempre più distruttivo, con noi colpevoli di non aprire gli occhi e cambiare veramente; ci sono distruzione, violenza, paura, instabilità e una sensazione sempre più forte di impotenza di fronte a problemi che sembrano enormemente più grandi di noi.
Capa ci dice di perlificare.
Possiamo infatti prendere tutto e trasformarlo attraverso l’inventiva, la fantasia, la musica, la scrittura, la pittura, il cinema, la poesia e altro ancora. Non significa negare la sofferenza, e neanche fingere che il mondo sia migliore di quello che è. Significa attraversare la sofferenza e provare a restituirla trasformata, proprio come fa l’ostrica con piccolo corpo estraneo che, da elemento di disturbo, finisce per diventare una meraviglia.
Per questo il concerto a Majano non mi è sembrato solo un ritorno dal 2022. Mi è sembrato un promemoria. Un invito a non lasciare che la negatività rimanga semplicemente negativa, a non permettere che ciò che accade nel mondo e nelle nostre vite quotidiane personali ci renda solo spettatori impotenti.
Caparezza ha voluto rivolgersi ad alcuni tra il pubblico, usando la metafora della perla. Non sono d’accordo con lui: secondo me tutti possono portare a loro modo un contributo per questa fondamentale missione creativa (l’opposto della distruzione).
Se abbiamo qualcosa da dire, allora diciamolo. Se abbiamo qualcosa da creare, allora creiamolo. Se abbiamo dentro di noi un’idea, un’immagine, una canzone, una storia, una qualsiasi cosa, allora vale la pena darle una forma. Non aspettiamo. Facciamolo subito. L’unico errore che si possa compiere, alla fine, è proprio non agire, per la maledetta paura del giudizio altrui.
E tu, cosa stai facendo con ciò che ti ha ferito?
Ci vediamo il prossimo giovedì.
Buon Viaggio.