Sto lanciando la palla medica da 9 kg contro il muro.
Mi piego, mi metto in posizione da squat, mi raddrizzo, tiro più forte che posso, perché devo superare la doppia linea bianca lì in alto, sul muro della palestra.
Nel frattempo, il mio compagno di squadra che poi mi darà il cambio, mi incita. Esercizio tosto, questo di Hyrox, ma sto migliorando, giorno dopo giorno, allenamento dopo allenamento. Il sudore versato è tanto, i dolori muscolari si fanno sentire durante anche di notte. Eppure continuo.
La nera palla medica mi cade tra le mani, si avvicina al mio viso.
Improvvisamente ricordo.
Rivivo quegli anni. Quegli anni a scuola. Quelle ore di ginnastica.
Ero un ragazzino. Timido, introverso. Certo, chi lo direbbe oggi? Nessuno credo.
Eppure ero così. Magari quella parte di introversione è rimasta, forte, insieme ad una bella parte esplosiva di estroversione.
Certo, insicurezze legate a quell’età di adolescenza. Cose normali, cose frequenti.
Ma proprio a quell’età possono arrivarti quei traumi che ti formano, nel bene e nel male.
Uno di questi era legato a quando mi arrivò una palla medica in faccia, che mi spaccò gli occhiali.
Un senso di vergogna mi aveva preso quella volta, nonostante non fosse stata colpa mia. Mi ero ritrovato senza occhiali, senza poter veder bene, all’improvviso.
Avevano riso di me. In particolare un compagno di classe, il classico bullo. Che da quella volta mi aveva preso di mira.
Durante le ore di ginnastica mi faceva sgambetti per farmi cadere, mirava ogni palla durante le partite di pallavolo verso di me, e in classe mi lanciava addosso palline di stagnola.
Rideva di me, mi prendeva in giro. E io mi sentivo profondamente insicuro e alla sua mercé, sviluppando in particolare la paura della palla. Che nella mia mente sarebbe stata sempre associata ad occhiali spaccati, a prese in giro, ad umiliazioni.
Incredibile come la mente umana possa creare spettri che non esistono.
Per anni una palla è stata molto più di una palla. Era una minaccia.
E così, quella paura si era infilata dentro di me, diventando molto più grande dell’oggetto che l’aveva generata. Questa frase ti risuona in qualche maniera?
Credo che il bullismo faccia proprio questo: può lasciarti dentro una voce crudele che continua a spaventarti. Una voce che ti butta giù, una voce che ti dice di non essere diverso, di non sbagliare, di non dare agli altri un motivo per ridere di te.
Una voce che ti impone l’omologazione. E quella voce può diventare molto potente, soprattutto quando sei giovane e non hai ancora gli strumenti per capire che il problema no, non sei tu.
Ma le paure vanno affrontate. Non tutte insieme, con gesti eroici, in giorni precisi. Attraverso gli anni, le esperienze, le persone incontrate.
Lanciando questa palla medica da 9 kg, che ogni tanto mi cade addosso come se nulla fosse, mi viene da sorridere pensando a quel ragazzino che ero, che avevo paura di una palla.
Oggi quella palla è diventata uno strumento per essere più forte.
E forse è questa una delle lezioni più importanti che ho imparato dal bullismo: non possiamo sempre scegliere ciò che ci accade, non possiamo sempre impedire ad altri di ferirci. Non possiamo neanche tornare indietro nel tempo a proteggere quel bambino o adolescente che siamo stati.
Ma possiamo, almeno in parte, decidere che significato dare a quello che ci è successo.
Posso tornare indietro da quel bambino, e dirgli che un giorno avrebbe giocato tranquillo con quella palla. Che avrebbe scoperto di essere molto più forte delle persone che lo avevano fatto sentire piccolo; che non avrebbe avuto più bisogno dell’approvazione degli altri per sentirsi degno.
C’è un’enorme differenza tra avere paura e lasciarsi governare dalla paura.
Forse il vero coraggio sta proprio qua: non diventare invulnerabili, ma avere quella consapevolezza di sapere che, anche quando qualcuno cercherà di ferirti, non potrà decidere chi sei.
Prova a pensarci: c’è una paura del passato che oggi invece ti ha insegnato qualcosa di più su te stesso e ti ha reso più forte?
La palla medica torna ancora una volta tra le mie mani.
Questa volta non ricordo più gli occhiali rotti.
Sento il peso.
Fletto le gambe.
Respiro.
E lancio.
La palla supera la doppia linea bianca.
È ora di passare alla palla da 12 kg.
Ci vediamo il prossimo giovedì.
Buon Viaggio.