Da quasi due anni mi sono trasferito a Trieste. Continuo a leggere assiduamente i giornali locali, come d’altronde ho sempre fatto, perché in primis voglio essere informato su ciò che accade e ciò che potrebbe accadere nel luogo dove vivo.
Già, perché ho la concezione di casa mia come non limitata solo alle mura del loft dove vivo, ma a 360 gradi: casa mia è la mia città, con le sue vie, le sue piazze, i suoi eventi, i suoi riti, le sue abitudini, e soprattutto le persone che incontro e le relazioni che costruisco con il tempo.
La città non è però uno spazio chiuso. È immersa nella regione, nell’Europa, nel mondo. Quello che succede lontano da noi finisce spesso per avere conseguenze anche sulla nostra vita quotidiana.
Anche per questo, perché tra i miei valori più importanti c’è sempre stata la libertà, che può essere anche declinata come autonomia e come la possibilità di determinare il mio destino indipendentemente da tutti e da tutto, sono sempre stato appassionato e curioso di politica; non esagero, fin da bambino.
È anche per questo che, quando ancora vivevo a Gorizia, decisi di provare a fare un passo in più.
Fondai un gruppo civico per le elezioni comunali.
Si chiamava Guardare Oltre.
Il nome non era casuale. Volevamo provare a guardare oltre le solite contrapposizioni, oltre le abitudini consolidate, oltre il modo in cui si era sempre fatto. Guardare Oltre, per l’appunto, per immaginare una Gorizia diversa e provare a trasformare idee in qualcosa di concreto.
Tra le diverse questioni sulle quali come gruppo ci eravamo concentrati c’era anche la sostenibilità, intesa in un senso più ampio di quello ambientale; ci interessava infatti anche la sostenibilità economica delle scelte pubbliche: come vengono utilizzati i soldi di noi cittadini? Quanto costa un’opera, è davvero necessaria? Esistono magari soluzioni meno costose, meno impattanti e più efficienti?
Tra le battaglie, anche quella sul parcheggio multipiano di via Manzoni.
Avevamo proposto alla cittadinanza e all’amministrazione comunale, in tono dialogante e propositivo, una soluzione alternativa, suffragata da dati precisi; avevamo coinvolto anche architetti, ingegneri e pianificatori urbani.
Anche per mia indole, non volevo lasciare nulla al caso: come leader del gruppo, esigevo sempre uno studio accorto prima di proporre qualsiasi cosa.
La risposta da parte dei nostri concittadini fu fredda, disinteressata. E l’animo che aveva scaldato Guardare Oltre, quella fiamma che ricordo ancora con una certa gioia e nostalgia, si spense.
Me ne andai da Gorizia, la mia città natale. Una parte della ragione fu anche la delusione.
La politica, che da lontano può sembrare uno strumento potentissimo per cambiare le cose, quando la vivi da vicino ti mostra anche il suo lato più frustrante: le porte che non si aprono, le risposte che non arrivano, le persone che preferiscono non esporsi, la sensazione amara di fare tanto, sacrificandosi sotto ogni punto di vista, e non essere capiti.
E forse, ancora più difficile da accettare, la sensazione che molte persone semplicemente non avessero voglia di Guardare Oltre.
Sei anni dopo, mi è capitato di leggere una notizia sul giornale.
Il multipiano di via Manzoni è stato costruito, ormai da più di un anno.
L’opera che avevamo contestato e per la quale avevamo provato a proporre un’alternativa esiste oggi davvero. È lì, concreta, fatta di cemento, parcheggi e soldi che sono stati investiti per realizzarla e che continueranno ad essere necessari per mantenerla.
E, secondo quanto riportato dalle cronache locali, viene utilizzato pochissimo, mentre i costi di mantenimento continuano a gravare sulle casse pubbliche.
Una parte di me ha pensato: “ve lo avevo detto, goriziani. Potevate ascoltarmi”. Un pensiero istintivo, immaturo. Che ha subito lasciato spazio alla maturità, grazie al cielo.
Quel multipiano, per me, è diventato il simbolo di quella delusione. Di quella parte della politica che da lontano non si vede: il momento in cui capisci che non sempre impegnarsi basta, e che anche provare a cambiare le cose può lasciarti con la voglia di andare via.
Ma il disinteresse non è libertà.
Me ne sono accorto proprio dopo essermi allontanato dalla politica. Puoi smettere di partecipare, smettere di leggere, smettere di interessarti. Ma le decisioni continueranno ad essere prese, anche senza di te.
Non possiamo ovviamente essere esperti di tutto. Non possiamo seguire ogni consiglio comunale, ogni legge, ogni bilancio, ogni delibera. La vita è già abbastanza complessa e abbiamo tutti il nostro lavoro, i nostri studi, le nostre relazioni, i nostri interessi, le nostre preoccupazioni.
Ma possiamo almeno essere curiosi.
Possiamo cercare di capire prima di lamentarci delle conseguenze.
E tu, quanto conosci davvero ciò che accade nel luogo in cui vivi?
Prova anche tu ad allargare lo sguardo rispetto la realtà che pensi sia l’unica in cui vivi.
Oggi, dopo tutto quel che è successo, penso che il nome del mio gruppo civico abbia ancora più significato. Oltre ciò che è immediatamente visibile. Oltre le abitudini. Oltre il presente e il passato.
Guardare Oltre.
Ci vediamo il prossimo giovedì.
Buon Viaggio.