Ho finito di correre da poco.
Sento ancora il battito accelerato mentre cammino lungo il mare. Le gambe implorano pietà, e ho quella sensazione piacevole che arriva dopo aver dato tutto quello che avevi da dare.
A Barcola mi tolgo le scarpe da running, lascio le cose sulla riva ed entro in acqua, grazie le scalette in ferro, affollate durante l’estate, stasera deserte.
Il mare è tiepido, piacevole.
Rimango qualche minuto senza fare nulla, galleggiando.
Nuotare, dopo una corsa, ha qualcosa di strano. Il corpo continua a chiederti movimento, ma l’acqua sembra suggerirti esattamente il contrario: rallenta.
Le luci sono accese a Trieste. Il sole ormai è tramontato, la luna è alta nel cielo. Da una parte gli ultimi scampoli del giorno, dall’altra la notte che arriva ad accogliermi come una coperta sicura.
Penso al mondo. Penso al fatto che corriamo per arrivare.
Corriamo per lavorare, per costruire, per ottenere, per diventare qualcosa.
Corriamo perfino quando non sappiamo bene dove stiamo andando.
Poi, ogni tanto, qualcosa ci costringe a fermarci: un bagno dopo una corsa, un tramonto, una persona incontrata per caso. Un momento qualsiasi che, senza averlo programmato, ci ricorda che siamo qui, ora.
E forse è proprio quando smettiamo di correre che riusciamo a vedere meglio la nostra vita.
Sono ancora immerso nell’acqua quando alzo gli occhi verso il cielo, di mille colori e tonalità questa sera.
Vedo una piccola luce.
All’inizio non capisco cosa sia. Poi mi accorgo che è una lanterna di carta.
Piccola, arancione, quasi fragile contro il cielo che si sta facendo sempre più scuro.
Mentre continua a salire, penso che ci sono cose che nella vita vorremmo trattenere proprio perché sappiamo che non dureranno per sempre.
Una persona. Un momento. Un amore. Un’età della nostra vita. Un luogo.
Vorremmo poter dire: resta ancora un po’ qua con me.
Ma alcune cose hanno una direzione che non possiamo cambiare.
La lanterna continua a salire; poi, lentamente, la luce comincia a diminuire. Sempre di più.
Fino a diventare un minuscolo punto luminoso.
E poi niente.
Rimango a fissare quel punto ormai vuoto nel cielo.
Ci sono persone che continuano a vivere nel modo in cui ridiamo, nelle cose che abbiamo imparato da loro, nei ricordi che riaffiorano senza essere chiamati.
La lanterna si era spenta, ma io continuavo a vederla, dal golfo di Trieste.
Forse è questo che fanno i ricordi: non impediscono alle persone di andarsene e non possono riportarle indietro.
Ma possono continuare ad illuminarci anche quando quella luce non è più davanti ai nostri occhi.
Non tutto ciò che scompare smette di esistere.
Ti chiedo: c’è qualcuno che non puoi più incontrare, ma che continua a vivere nel modo in cui guardi il mondo?
Pare passato così poco, pare passato così tanto.
Ci conoscevamo dall’asilo. Da 34 anni.
Tra i ricordi più belli quando noi due, insieme ad altri tre matti, eravamo riusciti ad entrare di notte nel nostro liceo per occuparlo, con una rivolta anarchica e libertaria (come piaceva definirci) che aveva i giorni successivi coinvolto centinaia di studenti e personale scolastico.
Una delle sicurezze nella mia vita era che ogni volta che ti avrei incontrato, avremmo trovato qualcosa di cui ridere tantissimo insieme. Avevi sempre qualcosa di nuovo, curioso e strampalato da spiegarmi e raccontarmi.
Persona sensibile, intelligente, anticonformista, generosa. Non potevamo che essere per sempre amici.
Così sarà quindi giusto ricordarti sempre: prendendo la vita con la giusta ironia quando serve, ed esplorare vie ignote senza paura.
Ti voglio e ti vorrò sempre tanto bene, amico mio.
Ciao Nicolò
Ci vediamo il prossimo giovedì.
Buon Viaggio.