Viaggio 10 – Resoconto

Sono tornato dal Brasile.

Diciassette giorni di viaggio, quattro luoghi molti diversi tra loro e una persona speciale con cui condividere tutto questo: mio padre.

Per me è stato un onore poterlo portare in giro per quelle meravigliose terre.

Le emozioni e la gioia sono ancora forti e molti pensieri devono ancora sedimentare. Provo a raccoglierne alcuni, quelli che mi sono rimasti addosso durante le diverse tappe del viaggio.

San Paolo. È una città dove tutto convive: il bello e il decadente, il nuovo e il consumato, l’eleganza e il disordine. La rappresentano al meglio il contrasto degli stili dei suoi edifici, l’arte che si abbraccia con la trasandatezza, i palazzi altissimi, dentro e intorno ai quali il caos sembra riuscire a trovare una sua forma, e dove ogni persona sembra riuscire a trovare la propria collocazione.

A Manaus, cuore dell’Amazzonia, è difficile farsi capire e capire, a parole. Qui si parla solo ed esclusivamente portoghese, e pure mangiandosi le parole. Ma poi arrivano cortesia e sorrisi, e ascoltare sembra prendere parte ad un concerto: la lingua è pura musica, d’altronde la musica qua è di casa, ad ogni angolo, ad ogni ora del giorno e della notte. E così mi ricordo perché tre anni fa rimasi affascinato da queste terre sudamericane: la spontaneità, la genuinità non inquinata, quella semplicità che mi pare sempre un enorme tesoro. Sono a vedere il teatro di questa città, i suoi saloni dorati certo preziosi, ma la finestra è aperta e da fuori sento, come un richiamo antico e tribale, un vento caldo e umido che proviene dal Rio Negro, e poi ancora più lontano, verso la prossima meta, la Foresta Amazzonica è vicina.

Tre giorni e tre notti nella Foresta Amazzonica, ospitati da una tribù indigena. Poche ore di elettricità, acqua razionata e quasi nessuno dei comfort a cui siamo abituati. Ci addormentavamo guardando le stelle sulle acque blu inchiostro del Rio e ci svegliavamo con i versi della foresta. Durante il giorno camminavamo per ore nella vegetazione umida e afosa, accompagnati dagli indigeni, fino alle spiagge bianche che si aprivano sul fiume.
È stata un’esperienza intensa. A tratti anche piuttosto estrema. Mi ha fatto vedere quanto possa essere ancora selvaggia e misteriosa la natura, e quanto poco, in fondo, serva per stare bene. E soprattutto ho passato molto tempo con mio padre. Abbiamo parlato a lungo e l’ho visto felice e sereno. Era anche e soprattutto questo l’importante, in fin dei conti.

Questo viaggio si conclude a Rio de Janeiro. E se dovessi descrivere l’anima di questa città, partirei sicuramente da un sabato in spiaggia. Tantissime persone insieme, venditori dei più svariati generi, musica e canti spontanei, le onde dell’oceano da sfidare: un luogo vivo, rumoroso, colorato, come pochi altri. Qui la spiaggia è libera e appartiene davvero a tutti. Arrivano gli autoctoni da ogni angolo della megalopoli, portando con sé la propria energia e il proprio modo di vivere il mare. E alle loro spalle si innalza il monte, oltre il quale, verso sera, si accende il tramonto carioca, in un intreccio di violetto e arancione. Sulle sue cime si stagliano le favelas.
Favelas che abbiamo avuto la grande opportunità di visitare accompagnati da una brava guida locale.
Ma questa è un’altra storia, e merita un altro racconto, un altro Viaggio.

A volte pensiamo che il valore di un viaggio dipenda dalla distanza che percorriamo, dalla quantità di luoghi che riusciamo a vedere o dalla straordinarietà delle esperienze che viviamo.

Poi magari ti ritrovi in mezzo alla Foresta Amazzonica, dall’altra parte del mondo, e scopri che una delle cose più preziose di quei diciassette giorni è stata semplicemente guardare tuo padre mentre era felice.

E tu, hai mai pensato di trascorrere un viaggio con un tuo genitore? E se sì, dove ti piacerebbe andare o dove ti sarebbe piaciuto andare?

Ci vediamo il prossimo giovedì.

Buon Viaggio.