Viaggio 11 – DC-10

Ci sono passioni che non sai spiegare fino in fondo. Puoi raccontare come sono nate, ricordare il momento in cui hanno cominciato ad occupare uno spazio importante della tua vita, descrivere le sensazioni che ti restituiscono. Ma quando si prova a spiegare perché, dopo tutto questo tempo, continuano a farti lo stesso effetto, le parole diventano improvvisamente insufficienti.

Per me, la musica elettronica è una di queste passioni.

Non è soltanto questione di suoni, ritmi, melodie. Non è nemmeno soltanto il piacere di ascoltare un brano che conosco a memoria, aspettare che arrivi quella sequenza di note che riconoscerei tra mille, oppure lasciarmi sorprendere da un pezzo ascoltato per la prima volta; è qualcosa che succede prima, durante e dopo la musica.

Questa volta, spinto da questa mia passione, sono tornato per la terza volta a Ibiza.

Quarantotto ore. A ottobre.

Ibiza è uno di quei luoghi che nell’immaginario collettivo non sembra aver bisogno di presentazioni: l’estate, il mare, le notti interminabili, i club, la musica che esce dalle casse e i corpi che si muovono fino al mattino e oltre.

Questa volta però ci sono arrivato quando l’estate ormai è conclusa. Perché il mio interesse era quel che rimane quando il volume della music comincia ad abbassarsi.

La prima cosa che noto è il ritmo.

Ci sono meno persone, meno traffico, meno di quella sensazione di movimento continuo che in estate sembra prendere ogni angolo dell’Isla Bonita. Non significa che Ibiza sia vuota o che la sua anima festaiola sia scomparsa. Semplicemente, tutto sembra avere più spazio.

Anche io.

Non devo correre da un posto all’altro, non ho la sensazione di dover sfruttare ogni minuto per non perdere qualcosa. Posso camminare, guardarmi intorno, fermarmi. Posso lasciare che siano le cose a venirmi incontro.

Decido di esplorare una parte di Ibiza a piedi. Lontano dalle solite zone frequentate, incontro una realtà che sembra appartenere ad un altro mondo.

Ci sono campi, muretti di pietra, alberi, case basse e strade che attraverso la campagna. Ci sono i segni di una vita quotidiana che non ha bisogno di attirare l’attenzione per esistere.

La luce dorata di ottobre è tranquilla, meno invadente di quella estiva. Tutto sembra procedere con un ritmo diverso.

Le galline attraversano le stradine con i loro pulcini. Poco più in là, dei bambini giocano a pallone. Alcuni anziani sono seduti sulle panchine, intenti a osservare quello che succede intorno, senza sembrare particolarmente interessati a fare altro.

C’è qualcosa che sembra appartenere ad un’altra epoca. Una campagna d’altri tempi. La vita scorre, semplicemente e silenziosamente.

Ed è curioso che proprio qui, mentre sono venuto a Ibiza per la music, mi ritrovi a rallentare e ad osservare ciò che normalmente rischia di passare inosservato.

Forse durante l’estate queste immagini rimangono sullo sfondo, nascoste da tutto ciò che siamo venuti a cercare sull’isola. Oppure siamo noi a non avere il tempo, o semplicemente la voglia, di fermarci a guardare.

A ottobre, invece, sembrano riemergere con naturalezza. Una quotidianità che avevo bisogno di incontrare lontano dal rumore della season.

In questo paesaggio, i cartelloni dei club e delle discoteche. Grandi, colorati, impossibili da ignorare. Promettono notti memorabili, esperienze irripetibili, ore nelle quali tutto dovrebbe diventare più intenso.

Mi colpisce la vicinanza di queste due realtà: da una parte la campagna con la sua apparente indifferenza nei confronti di tutto ciò che accade altrove, dall’altra l’industria della notte, che trasforma l’attesa in una promessa.

Poi arriva il momento di andare al DC-10, per il closing della stagione.

Luogo iconico, tempio mondiale del clubbing.

Più della notte, è il tramonto a rimanermi impresso.

La luce cambia lentamente, gli aerei sorvolano il garden, e ad ogni loro passaggio ridiamo tutti felici.

In pista ognuno balla a modo proprio. C’è chi si muove continuamente, chi rimane quasi immobile, chi tiene gli occhi chiusi e chi osserva tutto quel che succede intorno. Eppure, per un momento, tutte queste differenze convivono dentro lo stesso ritmo.

In mezzo a tanta gente si riesce a sentirsi meno osservati che altrove. Nessuno conosce necessariamente la tua storia, le decisioni che hai preso, le cose riuscite o quelle che non sono andate come avresti voluto. Per qualche ora non devi spiegare chi sei. Puoi semplicemente esserlo.

A volte viene raccontato come mondo fatto esclusivamente di eccessi. E certamente gli eccessi possono farne parte. Ma ridurre tutto a questo significherebbe giudicare un libro dalla copertina o un viaggio dal numero di chilometri percorsi.

Naturalmente, non tutte le serate sono speciali. Ci sono anche attese deluse, stanchezza, momenti in cui la musica non arriva come si sperava. Ma la passione si riconosce proprio da questo: dal fatto che continui a cercare qualcosa anche quando sai che non la troverai sempre.

Ripensando a queste quarantotto ore, mi accorgo che i momenti che mi porto via appartengono a due mondi che, almeno all’apparenza, hanno poco in comune.

Da una parte c’è il cammino attraverso la campagna, con i suoi ritmi tranquilli, le case, la terra e quei cartelloni pubblicitari che interrompono il paesaggio ricordando che la stagione sta per finire.

Dall’altra c’è il DC-10, la musica che riempie ogni spazio, le persone che ballano e quel tramonto che, per qualche istante, sembra mettere tutto in prospettiva.

La terra e la pista da ballo. La vita quotidiana e la promessa di una notte irripetibile.

Più ci penso, più mi accorgo che la distanza tra questi due mondi potrebbe essere meno grande di quanto sembri.

Chi lavora la terra sa che non tutto dipende dalla propria volontà. Bisogna aspettare, accettare i tempi delle stagioni, imparare a convivere con ciò che non si può controllare.

Chi balla fino al mattino cerca forse, almeno per qualche ora, qualcosa di simile: smettere di controllare tutto, lasciarsi portare da un ritmo che non sia quello abituale degli impegni, dei pensieri e delle preoccupazioni.

In entrambi i casi c’è qualcosa che non possiamo forzare, ma soltanto assecondare.

La terra ha i suoi tempi. La musica anche.

Ibiza, ad ottobre, mi ha permesso di incontrare queste due dimensioni. Sono arrivato inseguendo la musica e mi sono ritrovato ad osservare anche ciò che le sta intorno, silenzioso.

E tu, quando cerchi di staccare dal ritmo della tua vita, hai bisogno di alzare il volume o abbassarlo?

Ci vediamo il prossimo giovedì.

Buon Viaggio.